{"id":219,"date":"2025-04-29T08:26:12","date_gmt":"2025-04-29T08:26:12","guid":{"rendered":"https:\/\/creddi.uniecampus.it\/?p=219"},"modified":"2025-05-06T09:00:51","modified_gmt":"2025-05-06T09:00:51","slug":"il-fenomeno-del-drop-out-universitario-tra-benessere-e-professioni-educative","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/creddi.uniecampus.it\/index.php\/2025\/04\/29\/il-fenomeno-del-drop-out-universitario-tra-benessere-e-professioni-educative\/","title":{"rendered":"Il fenomeno del drop-out universitario tra benessere e professioni educative"},"content":{"rendered":"\n<p>La collega Elisa Zane, ora ricercatrice presso il CREDDI, ha visto di recente pubblicato un suo lavoro inerente il fenomeno dell\u2019abbandono universitario. La sua analisi ha prestato attenzione non solo ai dati, ma anche alle implicazioni educative e sociali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il focus della ricerca si concentra in particolare su una categoria poco visibile: gli <em>studenti silenti<\/em>. Si tratta di giovani che, pur iscritti all\u2019universit\u00e0, faticano a maturare crediti formativi e restano ai margini del percorso accademico. La loro difficolt\u00e0, spesso invisibile, rappresenta un campanello d\u2019allarme importante, perch\u00e9 pu\u00f2 preludere all\u2019abbandono definitivo degli studi. Secondo i dati del Ministero dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca, nel 2021\/2022 il tasso di drop-out in Italia si attesta attorno al 7%, segnando un incremento rispetto agli anni precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa realt\u00e0 chiama in causa direttamente la pedagogia, sollecitandola a interrogarsi su come educare al benessere e costruire ambienti di apprendimento pi\u00f9 inclusivi e accoglienti. Non si tratta solo di migliorare i numeri o i ranking universitari: l\u2019abbandono universitario rappresenta una perdita di competenze preziose per l\u2019intera societ\u00e0 e una ferita nelle biografie dei singoli studenti, che rischiano di vedere compromesse le proprie opportunit\u00e0 future.<\/p>\n\n\n\n<p>Zane propone una lettura complessa e multidimensionale del fenomeno. Le cause dell\u2019abbandono vanno ricercate tanto nelle difficolt\u00e0 individuali degli studenti \u2014 motivazionali, economiche, psicologiche \u2014 quanto nelle caratteristiche organizzative e culturali delle istituzioni universitarie. Modelli come quello dell\u2019adattamento, quello strutturale e quello economicista aiutano a inquadrare il fenomeno, ma nessuno riesce a esaurirne la complessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, la ricerca mette in luce come il tema del benessere studentesco sia strettamente collegato a quello delle future professioni educative e di cura. L\u2019esperienza del <em>burn-out<\/em> non riguarda solo il mondo del lavoro: anche gli studenti, sotto pressione accademica e personale, possono sperimentare forme di esaurimento che incidono sulla loro capacit\u00e0 di apprendere e progettare il futuro. Coltivare il benessere durante il percorso universitario significa dunque non solo prevenire l\u2019abbandono, ma anche formare educatori, pedagogisti e professionisti della cura pi\u00f9 consapevoli e resilienti.<\/p>\n\n\n\n<p>La pandemia ha reso ancora pi\u00f9 urgente questa riflessione. Fenomeni come le &#8220;grandi dimissioni&#8221; e l&#8217;aumento dei NEET testimoniano un malessere diffuso che non pu\u00f2 essere ignorato. L\u2019universit\u00e0, allora, deve riscoprirsi come luogo di crescita integrale della persona: non solo trasmissione di saperi, ma spazio di libert\u00e0, dialogo e creativit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Le strategie di intervento suggerite dalla ricerca vanno dalla promozione di programmi di tutoraggio e mentorship, alla costruzione di ambienti accoglienti, fino a un ripensamento pi\u00f9 radicale delle pratiche istituzionali. \u00c8 necessario investire nell\u2019empowerment degli studenti, favorendo la valorizzazione dei talenti e delle capacit\u00e0 creative, elementi fondamentali per affrontare con flessibilit\u00e0 e innovazione le sfide del mondo contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva, affrontare il tema del drop-out universitario significa aver cura non solo dei dati, ma soprattutto delle persone che quei dati rappresentano. L\u2019universit\u00e0 che educa al benessere prepara non solo studenti migliori, ma anche futuri cittadini e professionisti capaci di contribuire, con responsabilit\u00e0 e passione, alla costruzione di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e inclusiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Potete trovare la ricerca completa negli atti del convegno SIPED tenutosi a Perugia nel gennaio 2024 e pubblicati recentemente al seguente link: <a href=\"https:\/\/www.pensamultimedia.it\/libro\/9791255682806\">https:\/\/www.pensamultimedia.it\/libro\/9791255682806<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La collega Elisa Zane, ora ricercatrice presso il CREDDI, ha visto di recente pubblicato un suo lavoro inerente il fenomeno dell\u2019abbandono universitario. La sua analisi ha prestato attenzione non solo ai dati, ma anche alle implicazioni educative e sociali. 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