{"id":519,"date":"2026-07-14T13:05:04","date_gmt":"2026-07-14T13:05:04","guid":{"rendered":"https:\/\/creddi.uniecampus.it\/?p=519"},"modified":"2026-07-14T13:05:04","modified_gmt":"2026-07-14T13:05:04","slug":"corpi-femminili-che-resistono-corpi-femminili-che-si-ibridano-contributi-pedagogici-delle-prof-sse-farahi-e-zane-nella-rivista-culture-pedagogiche-e-scenari-educativi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/creddi.uniecampus.it\/index.php\/2026\/07\/14\/corpi-femminili-che-resistono-corpi-femminili-che-si-ibridano-contributi-pedagogici-delle-prof-sse-farahi-e-zane-nella-rivista-culture-pedagogiche-e-scenari-educativi\/","title":{"rendered":"Corpi femminili che resistono, corpi femminili che si ibridano. Contributi pedagogici delle Prof.sse Farahi e Zane nella rivista \u201cCulture pedagogiche e scenari educativi\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel numero recentemente uscito della rivista \u201c<em>Culture pedagogiche e scenari educativi<\/em>\u201d, dedicato alla call \u201c<em>Risignificare i corpi delle donne nell\u2019era del neo-patriarcato e dell\u2019intelligenza artificiale<\/em>\u201d, i saggi di <strong>Farnaz Farahi<\/strong> ed <strong>Elisa Zane<\/strong>, docenti eCampus e membri del <strong>Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione Sociale<\/strong> <strong>(CREDDI)<\/strong>, emergono come due traiettorie complementari che, pur muovendosi in contesti diversi, convergono nel mostrare come la corporeit\u00e0 femminile sia oggi attraversata da dispositivi di potere che tentano di normarla, disciplinarla, renderla leggibile secondo codici imposti. La cornice scientifica ed editoriale richiama la necessit\u00e0 di riconoscere nei corpi delle donne non solo la storia delle loro oppressioni ma anche la forza del desiderio, della trasformazione e dell\u2019agency, permette di cogliere con maggiore nitidezza la portata pedagogica dei due contributi: entrambi mostrano che il corpo non \u00e8 mai un dato, ma un campo di forze, un luogo di conflitto e di possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel saggio di <strong>Farahi<\/strong>, \u201c<em>Corporeit\u00e0 femminile e agency nelle rivolte iraniane. Spunti pedagogici<\/em>\u201d il corpo delle donne iraniane diventa il punto di rottura di un ordine simbolico che da decenni tenta di cancellarne la presenza autonoma. Le immagini delle manifestanti che si tagliano una ciocca di capelli o bruciano la fotografia della Guida Suprema non sono semplici documenti di protesta, ma gesti che si fanno linguaggio, segni che decentrano lo sguardo e producono contro-narrazioni capaci di incrinare la <em>doxa<\/em> patriarcale. In un contesto in cui la <em>sharia<\/em> viene interpretata come dispositivo di subordinazione femminile e la polizia morale esercita un controllo capillare sui corpi, ogni gesto di esposizione diventa un atto politico che sfida l\u2019egemonia e apre spazi di soggettivazione. L\u2019autrice mostra come la corporeit\u00e0, lungi dall\u2019essere un oggetto passivo, sia un soggetto attivo che genera significati, che interroga le norme, che costringe la societ\u00e0 a riconoscere la pluralit\u00e0 delle sue voci. La protesta femminile iraniana, letta attraverso Gramsci, Bourdieu e Nussbaum, rivela che la resistenza non nasce dall\u2019astrazione, ma dalla materia viva del corpo, dalla sua capacit\u00e0 di farsi racconto, di produrre immaginazione politica, di trasformare lo scarto in risorsa. In questo senso, la pedagogia \u00e8 chiamata a riconoscere che ogni gesto corporeo che rompe la norma \u00e8 gi\u00e0 un esercizio di <em>agency<\/em>, un atto formativo che insegna a pensare la differenza non come minaccia ma come possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il saggio di <strong>Zane<\/strong>, \u201c<em>Soggettivit\u00e0 ibride e violenze digitali: prospettive pedagogiche sulla corporeit\u00e0 femminile nell\u2019ecosistema tecno-sociale<\/em>\u201d si colloca su un fronte apparentemente distante, ma in realt\u00e0 profondamente connesso: quello dell\u2019ecosistema tecno-sociale in cui i corpi femminili vengono ricodificati, metricizzati, resi visibili o invisibili da algoritmi che operano come nuove forme di disciplinamento. Se in Iran la violenza \u00e8 esplicita, istituzionalizzata, nel mondo digitale essa assume forme opache, distribuite, incorporate nelle architetture delle piattaforme. Il corpo femminile diventa una \u201cseconda pelle\u201d mediale, una superficie di esposizione che amplifica alcune dimensioni dell\u2019esperienza incarnata e ne attenua altre, producendo configurazioni ambivalenti di emancipazione e vulnerabilit\u00e0. La visibilit\u00e0 digitale non \u00e8 mai neutrale: ci\u00f2 che appare \u00e8 filtrato da criteri algoritmici che privilegiano determinati modelli corporei, estetici, comportamentali, trasformando la desiderabilit\u00e0 in un effetto di calcolo. In questo scenario, la violenza digitale \u2013 dal <em>body shaming<\/em> alla <em>sextortion<\/em>, dal <em>doxing<\/em> al <em>cyberstalking<\/em> \u2013 non \u00e8 un incidente, ma un dispositivo strutturale che spettacolarizza la vulnerabilit\u00e0 e monetizza l\u2019odio. Zane mostra come la figura del <em>cyborg<\/em> di Haraway permetta di pensare la soggettivit\u00e0 contemporanea come assemblaggio ibrido, attraversato da forze tecniche e culturali, e come la pedagogia debba diventare lettura critica dei codici che plasmano identit\u00e0, relazioni, possibilit\u00e0 di autodeterminazione. La tecnologia non \u00e8 un semplice strumento, ma un ambiente epistemico che produce corpi, immaginari, futuri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emerge dai due saggi, dunque, un invito a pensare il corpo femminile come spazio di esperienza, apprendimento, relazione e autodeterminazione. \u00c8 in questa direzione che la riflessione pedagogica trova legittimit\u00e0: risignificare i corpi delle donne significa restituire loro densit\u00e0, voce, desiderio, e riconoscere che ogni corpo, anche quando \u00e8 ferito, anche quando \u00e8 esposto, anche quando \u00e8 ricodificato, pu\u00f2 diventare luogo di libert\u00e0, di educazione e di autoeducazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/ojs.pensamultimedia.it\/index.php\/sipeges\/issue\/current\">https:\/\/ojs.pensamultimedia.it\/index.php\/sipeges\/issue\/current<\/a><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"725\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/creddi.uniecampus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/copertina-rivista-725x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-520\" srcset=\"https:\/\/creddi.uniecampus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/copertina-rivista-725x1024.jpg 725w, https:\/\/creddi.uniecampus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/copertina-rivista-212x300.jpg 212w, https:\/\/creddi.uniecampus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/copertina-rivista-768x1085.jpg 768w, https:\/\/creddi.uniecampus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/copertina-rivista-1087x1536.jpg 1087w, https:\/\/creddi.uniecampus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/copertina-rivista.jpg 1241w\" sizes=\"auto, (max-width: 725px) 100vw, 725px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel numero recentemente uscito della rivista \u201cCulture pedagogiche e scenari educativi\u201d, dedicato alla call \u201cRisignificare i corpi delle donne nell\u2019era del neo-patriarcato e dell\u2019intelligenza artificiale\u201d, i saggi di Farnaz Farahi ed Elisa Zane, docenti eCampus e membri del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione Sociale (CREDDI), emergono come due traiettorie complementari che, pur muovendosi in &hellip; <a href=\"https:\/\/creddi.uniecampus.it\/index.php\/2026\/07\/14\/corpi-femminili-che-resistono-corpi-femminili-che-si-ibridano-contributi-pedagogici-delle-prof-sse-farahi-e-zane-nella-rivista-culture-pedagogiche-e-scenari-educativi\/\" class=\"more-link\">Continue reading <span class=\"screen-reader-text\">Corpi femminili che resistono, corpi femminili che si ibridano. 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