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Corpi femminili che resistono, corpi femminili che si ibridano. Contributi pedagogici delle Prof.sse Farahi e Zane nella rivista “Culture pedagogiche e scenari educativi”

Nel numero recentemente uscito della rivista “Culture pedagogiche e scenari educativi”, dedicato alla call “Risignificare i corpi delle donne nell’era del neo-patriarcato e dell’intelligenza artificiale”, i saggi di Farnaz Farahi ed Elisa Zane, docenti eCampus e membri del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione Sociale (CREDDI), emergono come due traiettorie complementari che, pur muovendosi in contesti diversi, convergono nel mostrare come la corporeità femminile sia oggi attraversata da dispositivi di potere che tentano di normarla, disciplinarla, renderla leggibile secondo codici imposti. La cornice scientifica ed editoriale richiama la necessità di riconoscere nei corpi delle donne non solo la storia delle loro oppressioni ma anche la forza del desiderio, della trasformazione e dell’agency, permette di cogliere con maggiore nitidezza la portata pedagogica dei due contributi: entrambi mostrano che il corpo non è mai un dato, ma un campo di forze, un luogo di conflitto e di possibilità.

Nel saggio di Farahi, “Corporeità femminile e agency nelle rivolte iraniane. Spunti pedagogici” il corpo delle donne iraniane diventa il punto di rottura di un ordine simbolico che da decenni tenta di cancellarne la presenza autonoma. Le immagini delle manifestanti che si tagliano una ciocca di capelli o bruciano la fotografia della Guida Suprema non sono semplici documenti di protesta, ma gesti che si fanno linguaggio, segni che decentrano lo sguardo e producono contro-narrazioni capaci di incrinare la doxa patriarcale. In un contesto in cui la sharia viene interpretata come dispositivo di subordinazione femminile e la polizia morale esercita un controllo capillare sui corpi, ogni gesto di esposizione diventa un atto politico che sfida l’egemonia e apre spazi di soggettivazione. L’autrice mostra come la corporeità, lungi dall’essere un oggetto passivo, sia un soggetto attivo che genera significati, che interroga le norme, che costringe la società a riconoscere la pluralità delle sue voci. La protesta femminile iraniana, letta attraverso Gramsci, Bourdieu e Nussbaum, rivela che la resistenza non nasce dall’astrazione, ma dalla materia viva del corpo, dalla sua capacità di farsi racconto, di produrre immaginazione politica, di trasformare lo scarto in risorsa. In questo senso, la pedagogia è chiamata a riconoscere che ogni gesto corporeo che rompe la norma è già un esercizio di agency, un atto formativo che insegna a pensare la differenza non come minaccia ma come possibilità.

Il saggio di Zane, “Soggettività ibride e violenze digitali: prospettive pedagogiche sulla corporeità femminile nell’ecosistema tecno-sociale” si colloca su un fronte apparentemente distante, ma in realtà profondamente connesso: quello dell’ecosistema tecno-sociale in cui i corpi femminili vengono ricodificati, metricizzati, resi visibili o invisibili da algoritmi che operano come nuove forme di disciplinamento. Se in Iran la violenza è esplicita, istituzionalizzata, nel mondo digitale essa assume forme opache, distribuite, incorporate nelle architetture delle piattaforme. Il corpo femminile diventa una “seconda pelle” mediale, una superficie di esposizione che amplifica alcune dimensioni dell’esperienza incarnata e ne attenua altre, producendo configurazioni ambivalenti di emancipazione e vulnerabilità. La visibilità digitale non è mai neutrale: ciò che appare è filtrato da criteri algoritmici che privilegiano determinati modelli corporei, estetici, comportamentali, trasformando la desiderabilità in un effetto di calcolo. In questo scenario, la violenza digitale – dal body shaming alla sextortion, dal doxing al cyberstalking – non è un incidente, ma un dispositivo strutturale che spettacolarizza la vulnerabilità e monetizza l’odio. Zane mostra come la figura del cyborg di Haraway permetta di pensare la soggettività contemporanea come assemblaggio ibrido, attraversato da forze tecniche e culturali, e come la pedagogia debba diventare lettura critica dei codici che plasmano identità, relazioni, possibilità di autodeterminazione. La tecnologia non è un semplice strumento, ma un ambiente epistemico che produce corpi, immaginari, futuri.

Emerge dai due saggi, dunque, un invito a pensare il corpo femminile come spazio di esperienza, apprendimento, relazione e autodeterminazione. È in questa direzione che la riflessione pedagogica trova legittimità: risignificare i corpi delle donne significa restituire loro densità, voce, desiderio, e riconoscere che ogni corpo, anche quando è ferito, anche quando è esposto, anche quando è ricodificato, può diventare luogo di libertà, di educazione e di autoeducazione.

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CREDDI, CGM e CO&SO: una giornata dedicata all’AI nel lavoro socioeducativo

Si è tenuto il 2 luglio 2026, negli spazi del Firenze Welcome Center, l’incontro dal titolo L’Intelligenza Artificiale nel lavoro socioeducativo. L’appuntamento, promosso dal Consorzio Nazionale CGM, da CO&SO edal CREDDI – Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione Sociale, ha riunito studiosi e  professionisti del settore educativo e sociale per una mattinata di confronto dedicata alle trasformazioni introdotte dall’AI nelle pratiche quotidiane degli operatori.

Il buon numero di partecipanti, in presenza e online, ha rivelato un interesse diffuso, inizialmente attraverso i saluti istituzionali e l’introduzione affidata a Paolo Raviolo, direttore del CREDDI, e Giusi Biagi, presidente del Consorzio CGM. La mattinata è stata coordinata da Flaviano Zandonai, Open Innovation Manager di CGM, che ha guidato il ritmo degli interventi e la cornice interpretativa dell’incontro. Il Prof. Raviolo ha presentato una cornice concettuale in merito agli obiettivi e alle strategie di sviluppo della ricerca TEACH‑AI, delineandola come una delle iniziative più significative avviate dal CREDDI: il progetto infatti ha indagato la percezione, la conoscenza e l’uso dell’intelligenza artificiale generativa nei servizi socio‑educativi e scolastici italiani, sottolineando la natura comunitaria e co‑partecipata del progetto, sviluppato insieme agli attori del settore, come il Consorzio CGM, e orientato a individuare gli aspetti chiave per un uso consapevole e funzionale dell’AI nei contesti educativi e sociali. Le sue parole hanno evidenziato anche la forte attività di divulgazione: «La ricerca è stata presentata in 12 convegni nazionali e internazionali ed è stata oggetto di 15 pubblicazioni», un dato che ha mostrato l’ampiezza dell’interesse scientifico e professionale generato dal progetto. Infine, è stata richiamata l’attenzione sugli obiettivi strategici di TEACH‑AI: elaborare un quadro di riferimento per la trasformazione digitale del settore, evidenziare opportunità e criticità, co‑progettare competenze e politiche con le organizzazioni del territorio, e garantire un’integrazione etica e sostenibile dell’AI, sempre nel rispetto delle relazioni umane e delle responsabilità educative.

Il programma è proseguito con una prima sessione dedicata ai risultati del progetto TEACH-AI, presentati da Marco Rondonotti e Federica Emanuel (CREDDI), Marco Rondonotti e Federica Emanuel hanno presentato i risultati della ricerca, illustrando come il progetto abbia studiato in profondità il rapporto tra intelligenza artificiale e lavoro socio‑educativo: i due ricercatori hanno descritto le principali dimensioni indagate, spiegando che il questionario ha esplorato affordance‑in‑practice, capability, sentiment, conoscenza, utilizzo e orientamento futuro, così come la formazione sull’AI sia risultata ancora limitata. Una parte centrale dell’intervento ha riguardato la cluster analysis, che ha identificato quattro profili di utenti nei confronti dell’AI: adattivi, oppositivi, ricettivi, indifferenti. I ricercatori hanno spiegato che questi cluster hanno permesso di comprendere come i professionisti “vivano” la relazione con l’AI, tra aperture, resistenze, timori e potenzialità. Infine, Rondonotti ed Emanuel hanno presentato gli indici di crescita potenziale e di agentività, mettendo a confronto CGM e altri contesti ed esplicitando come la formazione, i ruoli professionali e le caratteristiche dei servizi influenzino la capacità degli operatori di integrare l’AI nel lavoro quotidiano.

Michele Marangi e Matteo Adamoli (CREDDI) hanno illustrato le prossime fasi della ricerca TEACH‑AI, concentrandosi in particolare sui percorsi di formazione e sulle sperimentazioni che il progetto ha previsto nei contesti socio‑educativi. L’AI può rappresentare uno strumento strategico per migliorare l’efficienza amministrativa, potenziare la comunicazione interna ed esterna, supportare la co‑progettazione e il monitoraggio degli interventi, rafforzare la formazione del personale e arricchire le pratiche educative rivolte ai beneficiari. Hanno poi ripreso le tre dimensioni chiave del modello TEACH‑AI – affordance‑in‑practice, capability/deprivation, sentiment – e hanno mostrato come queste abbiano guidato la costruzione di strumenti e indicatori utili a leggere l’integrazione dell’AI nei contesti di lavoro. Nella parte finale, hanno delineato le prospettive future della ricerca, indicando tre direzioni principali: la co‑progettazione di strategie e policy con gli enti coinvolti, la gestione quotidiana dell’AI nei servizi socio‑educativi, e la promozione dell’AI literacy nel Terzo Settore, introducendo inoltre il concetto di AI riflessiva, descrivendo l’AI come «strumento di auto‑osservazione» capace di restituire dati utili alla progettazione interna, alla sostenibilità organizzativa e alla valutazione degli esiti educativi.

Dopo la pausa, la riflessione si è spostata sul tema dell’IA al servizio della persona, grazie ai contributi di Farnaz Farahi e Serena Mazzoli (CREDDI), che hanno portato al centro della mattinata una riflessione profondamente pedagogica sul rapporto tra intelligenza artificiale e persona, le due relatrici hanno spostato l’attenzione dalla performance tecnologica alla qualità dell’esperienza educativa, illustrando come la pedagogia abbia ridefinito la domanda, contrapponendo la logica della tecnologia – prestazione, efficienza, automazione – ai fini propri dell’educazione: crescita, autonomia, responsabilità, significato, relazione. Hanno richiamato Kant per ribadire che «è educativo ciò che accresce l’autonomia della persona», e hanno suggerito di considerare anche le capacità che l’AI non può sostituire: scegliere, formulare giudizi, decidere, riflettere, assumersi responsabilità, interpretare. Una parte centrale dell’intervento ha riguardato i rischi educativi legati all’uso non critico dell’AI: riduzione degli spazi di scelta e riflessione, delega, dipendenza. Le relatrici hanno affermato con chiarezza: «Quando l’AI sostituisce il pensiero, impoverisce l’esperienza educativa», proponendo quindi una visione dell’AI come supporto, non come sostituzione: l’AI genera possibilità, la persona attribuisce senso e significato. La mattinata è poi culminata in una tavola rotonda che ha riunito voci provenienti da enti di ricerca, cooperative sociali e reti nazionali del terzo settore, creando uno spazio di confronto vivo e plurale sulle implicazioni dell’intelligenza artificiale nel lavoro socio‑educativo. L’incontro si è concluso con un dibattito aperto, ricco di domande, osservazioni e riflessioni, che ha permesso di far emergere tanto le potenzialità quanto le questioni ancora aperte. In questa cornice, la prospettiva pedagogica ha orientato la discussione verso il futuro, indicando la necessità di proseguire con nuove ricerche, ulteriori sperimentazioni territoriali e percorsi condivisi di formazione e governance, affinché l’AI possa davvero contribuire a rafforzare la qualità dei servizi e delle relazioni educative.

Leggere i contesti educativi attraverso il corpo: la proposta CREDDI agli Stati Generali

Il 26 e 27 giugno 2026 presso il Dipartimento di Educazione e Scienze Umane dell’Università di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE) si è tenuto il Convegno “Stati Generali dell’Embodied Education: Università, Scuola, Territorio”. 

I docenti eCampus e membri del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI) Daniela Maggi, Antonio Balestra, Cristiano Zappa, Giulia Rocchi e Paola Cortiana – hanno inviato il loro contributo dal titolo “Verso un Index for Embodied Education: una matrice preliminare di indicatori per la praticabilità inclusiva”.

Per il gruppo di ricerca è intervenuto in presenza Cristiano Zappa, dottorando di ricerca eCampus e anch’egli membro del CREDDI, che ha tenuto una relazione incentrata sul riconoscimento che l’applicazione didattica dell’Embodied Education non dipende esclusivamente dall’atteggiamento favorevole dei docenti, ma dalla configurazione integrata di fattori formativi, organizzativi, spaziali, metodologici e culturali, tali da condizionarne la praticabilità nei contesti educativi reali. Inoltre, si è soffermato a considerare come la matrice preliminare proposta si configuri come un dispositivo funzionale a rendere evidenti le condizioni che favoriscono o ostacolano l’EE nelle pratiche educative. Il convegno si è configurato, dunque, come un importante momento di ricognizione, sistematizzazione e consolidamento dell’EE, anche in prospettiva della Seconda Conferenza Nazionale Embodied Education che si terrà nel 2027. 

Per approfondire il tema principale è possibile cliccare qui.

Nuovi media, nuove competenze. Il contributo del CREDDI nel volume New literacies

È recentemente uscito, per i tipi di Scholé, il volume collettaneo “New literacies. Nuovi linguaggi, nuove competenze”, a cura di Anna Dipace e Paolo Raviolo, docente eCampus e Direttore del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI). Dopo aver acquisito le competenze fondamentali legate alla scrittura, diventa necessario aprire lo sguardo verso forme di alfabetizzazione più complesse, quelle che oggi chiamiamo new literacies o alfabetizzazioni digitali. Non si tratta di un’aggiunta opzionale, ma di un passaggio ormai imprescindibile per abitare consapevolmente gli ambienti culturali e comunicativi contemporanei. Tuttavia, questo passaggio richiede la capacità di attraversare e superare una serie di timori profondi, quasi sedimentati nella memoria culturale dell’Occidente: paure che emergono ogni volta che un nuovo medium si affaccia sulla scena. È un movimento ricorrente, che risale ben oltre Platone e le sue diffidenze verso la scrittura, fino alle prime trasformazioni che hanno ridefinito il rapporto tra parola, memoria e conoscenza.

In questo senso, l’analisi delle new literacies non è solo un esercizio teorico, ma un dispositivo critico che permette di prendere distanza dai fantasmi distopici che i media contemporanei evocano con crescente frequenza. L’immaginario pubblico tende spesso a rappresentare le tecnologie emergenti come minacce, acceleratori di decadimento cognitivo o strumenti di alienazione. Guardare alle alfabetizzazioni digitali con uno sguardo più lucido significa invece riconoscere che ogni tecnologia porta con sé non solo rischi, ma anche possibilità: nuove forme di partecipazione, nuove modalità di costruzione del sapere, nuove occasioni per ripensare l’apprendimento. Da questa prospettiva, le tecnologie non vanno considerate come entità esterne e destabilizzanti, ma come strumenti che, se compresi e integrati criticamente, possono ampliare le pratiche educative. In aula, infatti, possono diventare leve per attivare processi di ricerca, per sostenere la collaborazione tra pari, per rendere visibili i percorsi di pensiero, per costruire ambienti di apprendimento più inclusivi e più aderenti alle forme di comunicazione che gli studenti già abitano nella loro vita quotidiana. Le new literacies, dunque, rappresentano ben più di un semplice aggiornamento tecnico, piuttosto un cambiamento culturale che invita a ripensare il ruolo della scuola, degli insegnanti e degli stessi studenti all’interno di un ecosistema comunicativo in continua trasformazione.

Il volume, che racchiude numerosi interventi, ospita anche contributi di Matteo Adamoli, Angelo Basta, Ilaria Terrenghi, docenti eCampus e membri del CREDDI.

Importante presenza del CREDDI al 2nd European Forum on Digital Citizenship Education con il Prof. Adamoli

Un onore, ma anche una preziosa opportunità di ricerca e condivisione si è concretizzata recentemente, in occasione del 2nd European Forum on Digital Citizenship Education, organizzato dal Consiglio d’Europa a Strasburgo, un appuntamento cruciale per lavorare insieme sui temi della democrazia e della cittadinanza nell’era digitale: durante l’evento, Matteo Adamoli, docente eCampus e membro del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI), ha presentato il progetto “TEACH-AI – Transformative Educational Approaches for Civic and Human-centered AI”, in rappresentanza del gruppo di lavoro all’interno del CREDDI che ha visto attivamente coinvolti anche Paolo Raviolo, Marco Rondonotti, Michele Marangi, Federica Emanuel, Serena Mazzoli e Farnaz Farahi.

Il Forum è stato un ottimo spazio di confronto e di scambio che ha riunito ricercatori, educatori e professionisti provenienti da tutta Europa che hanno facilitato un dialogo necessario sull’uso dell’IA in ambito educativo come uno degli strumenti di cittadinanza attiva e consapevole. Pur nella consapevolezza che il complesso percorso di educazione sociale e civica necessiterà di ulteriori studi e riflessioni, tanto nei plessi concettuali quanto nelle buone pratiche, il progetto TEACH-AI ha proposto uno studio accurato e una serie di interpretazioni pedagogiche emblematiche sulla percezione, sulla conoscenza e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa nelle organizzazioni socio-educative e nei servizi scolastici italiani. Qui i primi risultati disponibili della ricerca.

Tra rischi e possibilità: la presenza del CREDDI nel dibattito su IA ed educazione al Convegno Nazionale SIPed Bergamo 2026

L’importante occasione del Convegno SIPed, svolto a Bergamo dall’11 al 13 giugno 2026 dal titolo “Le sfide della pedagogia all’intelligenza artificiale. Cambiare prospettiva per cambiare paradigma. Concezioni di cittadinanza, democrazia e partecipazione nei contesti educativi, formativi e scolastici” ha avuto il merito di interrogarsi sui temi sensibili dal punto di vista dell’apprendimento, dell’educazione e della formazione attraversate dalla dirompente attualità dell’intelligenza artificiale e della robotica educativa. Nel corso delle tre giornate, il convegno ha intrecciato relazioni plenarie, tavole rotonde e numerosi panel tematici, che hanno esplorato l’IA come occasione e come rischio nei processi educativi: dalla trasformazione dei saperi ai modelli antropologici, dalla valutazione “intelligente” alle questioni etiche, dalle professioni educative alle forme di partecipazione democratica nell’era della “super tecnica”. L’Università degli Studi di Bergamo è diventata così uno spazio di confronto tra studiosi e studiose provenienti da tutta Italia, impegnati a interrogare l’IA non solo come strumento, ma come sfida culturale, politica e pedagogica che richiede nuove responsabilità e nuove forme di ricerca.

In tale contesto, ricco di contributi da parte dei soci junior e cooptati, Marco Rondonotti e Elisa Zane, docenti eCampus e membri del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI), hanno animato due diversi panel come discussant, dialogando con numerosi colleghi e colleghe di diverse aree pedagogiche, tracciando fertili linee interpretative di connessione euristica tra i diversi interventi e relazioni scientifiche. La Prof.ssa Zane, con il Prof. Matteo Crotti, ha moderato il panel 7-A, “Sfide, rischi e potenzialità dell’impatto dell’IA nelle istituzioni educative, formative e scolastiche: metodologie e didattiche ai tempi dell’IA, robot, umani e umanoidi”, mentre il Prof. Rondonotti, con la Prof.ssa Alessandra Carenzio, ha coordinato come chair il panel 2, “Filosofia dell’educazione e filosofie della mente come chiavi per l’uso pedagogico dell’IA”.

Inoltre, a Bergamo hanno ricevuto il prestigioso premio SIPed Antonio Balestra e Serena Mazzoli, docenti eCampus e membri del CREDDI, meritevoli autori di recenti volumi pedagogici. La Prof.ssa Mazzoli è stata premiata per l’opera “Discorso pedagogico e metodologie formative per la sostenibilità. Questioni aperte” (Lecce, Pensa Multimedia, 2023), mentre il Prof. Balestra per il testo “Universal Design for Learning, tecnologie e inclusione. Le sfide dell’educazione post digitale” (Milano, FrancoAngeli, 2025).  È questo un segno particolarmente importante della qualità del discorso e della ricerca pedagogica espressa dal CREDDI, tanto nel percorso della libera ricerca individuale dei suoi componenti quanto delle prospettive riflessive e progettuali che lo attraversano trasversalmente e collegialmente.

Prestigioso premio alle Prof.sse Giuliani ed Emanuel per la ricerca metodologica in pedagogia

Nella giornata del 4 giugno 2026, a Roma, all’interno della Decima Edizione del prestigioso Premio SIRD, Arianna Giuliani e Federica Emanuel, docenti eCampus e membri del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI),insieme a Eugenia Treglia,hanno ricevuto il Premio “Ricerca Metodologica” 2025 in merito all’articolo “Exploring Teachers’ Representations of Giftedness in Education: Development and Validation of the QPLUS Questionnaire” (Italian Journal of Educational Research, 35, 165176, 2025).

Il contributo riflette in maniera emblematica su una questione cruciale per la scuola inclusiva: la plusdotazione. La creazione e la validazione del questionario QPLUS forniscono al contesto italiano uno strumento snello, pedagogicamente rilevante e utile sia per la ricerca sia per la formazione dei docenti. Lo studio, basato su 1539 insegnanti e futuri insegnanti, mette in luce l’urgenza di andare oltre stereotipi e semplificazioni, riconoscendo congiuntamente il potenziale cognitivo e le possibili criticità emotivo-relazionali degli allievi dotati di talenti eccezionali. Ne deriva un lavoro prezioso, capace di trasformare quanto rilevato dalla ricerca in occasioni di crescita, progettazione educativo-didattica e consapevolezza professionale.

Cristiano Zappa presente a RUNED 2026 con un interessante contributo su educazione, infanzia e competenze digitali

Presso l’Università di Friburgo (Svizzera), si è aperta il 1° giugno 2026 la quinta edizione del Colloque de Recherche sur les Usages du Numérique en ÉDucation (RUNED2026). Si tratta di una comunità francofona internazionale impegnata a strutturare e promuovere approcci critici alle tecnologie digitali nell’istruzione e nella formazione. RUNED si avvale di concetti quali capacità e nozioni correlate (emancipazione, agency, ambiente favorevole…) per riflettere sull’istruzione e la formazione in contesti digitali e postdigitali.

Per il Centro di Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI) è intervenuto, nella prima giornata, Cristiano Zappa, Dottorando di ricerca eCampus, con una relazione dal titolo “Dessiner et raconter le numérique: une enquête sur le terrain dans les écoles maternelles adhérant à lA.MI.S.M.”. La presentazione si inserisce nell’ambito della ricerca di dottorato, attualmente in corso, finalizzata a indagare le competenze e le modalità di utilizzo dei dispositivi digitali da parte dei bambini in età prescolare, frequentanti la scuola dell’infanzia.

Per prendere visione del quadro teorico e degli assi tematici del Colloque è possibile collegarsi al seguente indirizzo:

https://events.unifr.ch/runed26/fr/appel

La partecipazione di Leonardo Menegola alla Tavola Rotonda ENMS 2026 alla Sorbonne Université

Il Prof. Leonardo Menegola, docente eCampus e membro del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI), ha recentemente preso parte alla Tavola Rotonda dedicata alla musicoterapia integrativa, organizzata nell’ambito degli Entretiens de Neuromusicologie et Musicothérapie en Sorbonne (ENMS 2026) del Collegium Musicæ della Sorbonne Université.

L’invito a intervenire in questa sede rappresenta un momento significativo all’interno di un percorso di ricerca avviato oltre vent’anni fa. Nel 2007, infatti, ha partecipato come selected speaker al Biennial Meeting della Society for Psychological Anthropology (American Anthropological Association), a Los Angeles, presentando il contributo “‘It is an imagined patient’: Politics of senses and nonverbality in Western Music Therapy”. Quell’esperienza inaugurò una lunga attività di disseminazione scientifica internazionale, con oltre centocinquanta conferenze in diversi Paesi. La Tavola Rotonda ha riunito studiosi di rilievo internazionale, tra cui Edith Lecourt, figura di riferimento negli studi musicoterapeutici, e Jean During, insieme a Julie de Stoutz e François-Xavier Vrait, sotto la moderazione del Prof. Adrien Bourg. Il confronto ha favorito un dialogo interdisciplinare tra musicologia, neuroscienze, pedagogia e antropologia.

L’intervento del Prof. Menegola, dal titolo “Dal rituale sonoro alla clinica musicoterapeutica: un percorso epistemologico tra pedagogia, antropologia medica e neuroscienze”, ha approfondito il contributo delle scienze pedagogiche e antropologiche alla comprensione dell’efficacia terapeutica del suono. In particolare, è stato evidenziato come tale efficacia non possa essere ricondotta esclusivamente a meccanismi neurocognitivi universali, ma debba essere interpretata all’interno di cornici simboliche, relazionali e rituali situate. In questo quadro, è stato proposto il concetto di “mediatore espressivo” quale dispositivo teorico capace di integrare approcci sperimentali ed ermeneutici. Si ringraziano Théodora Psychoyou, Direttrice del Collegium Musicæ, Nidaa Abou Mrad, Professore di Musicologia alla Sorbonne Université e Directeur de l’Institut Supérieur de Musique dell’Université Antonine, per l’invito, e Nancy Hachem per l’organizzazione dell’evento.

https://collegium-musicae.sorbonne-universite.fr/ 

Due nuovi contributi scientifici di Farnaz Farahi pubblicati sulla rivista “Educazione Interculturale”

La rivista “Educazione Interculturale – Teorie, Ricerche, Pratiche” (Vol. 24, n. 1, 2026) ha pubblicato due nuovi contributi scientifici di Farnaz Farahi, ricercatrice di Pedagogia Generale e Sociale presso l’Università eCampus e membro del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI).

Il primo articolo, L’intercultura nella normativa scolastica italiana: continuità, criticità e prospettive alla luce delle Nuove Indicazioni 2025 (Parte 1), propone una rilettura critica dell’evoluzione della normativa italiana in materia di educazione interculturale, evidenziando il ruolo che tale prospettiva ha progressivamente assunto nei documenti ministeriali e nei processi di apprendimento. Il contributo riflette inoltre sulle implicazioni pedagogiche delle Nuove Indicazioni 2025 e sulla necessità di riaffermare l’intercultura come principio fondante dell’azione educativa.

Il secondo articolo, Narrazione autobiografica al femminile: l’esperienza dell’Iran, approfondisce il valore pedagogico e interculturale della narrazione autobiografica, soffermandosi sul ruolo che il racconto di sé può assumere nei processi di consapevolezza, emancipazione e trasformazione sociale. Attraverso il caso delle donne iraniane, il contributo evidenzia come le autobiografie femminili possano costituire strumenti di dialogo interculturale e di costruzione di nuove forme di soggettività.

Le due pubblicazioni si inseriscono nelle attività di ricerca sviluppate nell’ambito degli studi pedagogici sull’intercultura, la cittadinanza democratica, i processi narrativi e le questioni di genere, confermando l’impegno del CREDDI nella promozione di ricerche attente alle trasformazioni educative e sociali contemporanee.

Trovate la rivista cliccando qui.