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La ricerca che si trasforma: nuove rotte per la pedagogia al II° convegno CREDDI

Un punto di arrivo, ma soprattutto un punto di partenza per affrontare con accresciuta consapevolezza le sfide pedagogiche della ricerca in ambito accademico. Così si potrebbe sintetizzare il convegno “Percorsi di ricerca pedagogica nei contesti educativi”, organizzato dal Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI), giunto alla sua seconda edizione. Durante questa “due giorni”, diversi illustri ospiti italiani e internazionali hanno condiviso le proprie ricerche, riflessioni e suggestioni su differenti plessi concettuali del panorama culturale pedagogico e formativo, approfondendo alcuni snodi specifici e allo stesso tempo mantenendo salda una visione integrata dei saperi dell’educazione per il progresso delle conoscenze teoriche e l’efficacia delle risposte pratiche.

Per l’apertura del convegno, la Prof.ssa Lucrezia Sanfilippo, della Direzione Didattica, ha richiamato l’interesse dell’Ateneo sulle questioni centrali in parola: formazione, tecnologia, aspetti di monitoraggio e valutazione, didattica e ricerca intrecciate indissolubilmente per il miglioramento continuo della qualità dell’offerta formativa, che proprio dal punto di vista pedagogico possono essere considerate in maniera unitaria e generativa.

Nel primo pomeriggio, le colleghe e i colleghi del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI) si sono confrontate e confrontati su diverse proposte progettuali, per provare a delineare alcune macro aree di interesse scientifico in ambito educativo e formativo, veri e propri ambiti cui dedicare nel prossimo futuro riflessioni, ricerche e progettualità formative, proposte d’azione e d’intervento, tenendo conto delle sensibilità personali di ciascuno e allo stesso tempo coltivando uno spirito di collaborazione e co-costruzione di risposte alle domande epistemiche più cogenti della pedagogia contemporanea e ai diversi bisogni formativi, al di là degli specifici settori disciplinari. 

Successivamente l’attenzione si è focalizzata sui due interventi principali. La ricerca educativa, ricorda il Prof. Roberto Trinchero (Università di Torino), può dirsi scientifica solo quando accetta di misurarsi con criteri di rigore: metodi espliciti, controllabilità, replicabilità, chiarezza terminologica e apertura alla revisione. Ma proprio qui emerge una criticità strutturale: la pedagogia produce molti studi originali, ma replica pochissimo. Le ricerche che verificano davvero la solidità dei risultati sono una frazione minima, e spesso condotte dagli stessi autori degli studi iniziali. Il rischio è quello di un sapere che cresce più in ampiezza che in profondità, accumulando teorie senza verificarne l’effettiva capacità esplicativa nella pratica educativa. Per Trinchero, la teoria pedagogica ha senso solo se “messa alla prova” nella realtà delle scuole e delle aule, in dialogo con insegnanti ed educatori. La ricerca deve essere trasformativa, capace di orientare la pratica e non solo di descriverla. Anche le grandi sintesi internazionali, come Visible Learning di John Hattie, mostrano quanto sia necessario spostare l’attenzione: non più “che cosa funziona”, ma “che cosa funziona meglio”, non il singolo docente ma la forza del collettivo, non la quantità di attività ma la profondità dei processi cognitivi e relazionali che sostengono l’apprendimento.

Da qui l’invito a una ricerca educativa più matura: capace di integrare nuove evidenze senza stravolgere ciò che già sappiamo, di collaborare con i docenti per migliorare l’impatto didattico, di valorizzare le eccellenze esistenti e di superare la distanza tra ricerca, policy e pratica. Perché l’efficacia educativa non nasce dall’accumulo di iniziative, ma da un lavoro condiviso, intenzionale e consapevole sulle condizioni che permettono agli studenti – e ai sistemi – di apprendere davvero.

Il Prof. Enrico Landoni, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali (DiSUS), ha portato il proprio contributo scientifico rendendo conto alla platea delle più attuali dinamiche epistemologiche che attraversano soprattutto la didattica della storia, un “caso studio” di particolare interesse che è emblematico in generale dei numerosi interrogativi, in senso lato pedagogici, che attraversano tutti coloro che in ambito accademico si interrogano sull’evoluzione del rapporto tra contenuti disciplinari, processi d’apprendimento/insegnamento, tradizioni sedimentate e innovazioni metodologiche, sia di tipo formale sia pratiche e, perché no, tecnologiche.

Nella seconda giornata di convegno, il Magnifico Rettore, Prof. Enzo Siviero, ha inteso aprire i lavori con una riflessione sul ruolo dell’apprendimento tra analogico e digitale, soprattutto nella prospettiva degli studenti, di concerto con il Prof. Enrico Landoni, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali (DiSUS), e con il Prof. Paolo Raviolo, Direttore del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI).

Per il primo ospite, Prof. Luca Agostinetto (Università di Padova), la pedagogia generale e sociale può essere immaginata come una galassia: un insieme di ambiti, pratiche e contesti che orbitano entro uno spazio comune senza mai ridursi a un sistema chiuso. A tenere insieme questa pluralità è il proprium pedagogico, una sorta di centro gravitazionale che orienta i saperi, permette di riconoscere ciò che è educativo e offre una prospettiva critica per leggere le trasformazioni in atto.

Questa galassia è attraversata da traiettorie ibride e forze contrastanti: da un lato il dialogo tra ambiti e la solidità dei fondamenti teorici, dall’altro il rischio di frammentazione, tecnicismo e perdita di un linguaggio condiviso. Nel contesto europeo, inoltre, la pedagogia si confronta con priorità esterne – competenze, digitalizzazione, inclusione, sostenibilità – che ne ridefiniscono le direzioni di ricerca.

Da qui emergono tre tensioni decisive: ripensare il concetto di competenza oltre la logica performativa; riconoscere i limiti dell’evidence-based education di fronte alla complessità dei processi formativi; mantenere l’autonomia critica del sapere pedagogico in un sistema sempre più orientato dalla governance educativa. Abitare queste tensioni, senza semplificarle, è oggi il compito della pedagogia: continuare a interrogare le finalità dell’educazione e contribuire a trasformare i contesti in cui opera.

A seguire, la Prof.ssa Simonetta Polenghi (Università Cattolica del Sacro Cuore), ha mostrato come negli ultimi anni la storiografia internazionale dell’educazione ha ampliato in modo significativo il proprio sguardo. Dai temi più classici – la storia della scuola, dell’alfabetizzazione, dell’infanzia o delle politiche educative – la ricerca si è progressivamente aperta a nuovi approcci che mettono al centro linguaggi, rappresentazioni, culture materiali, spazi e corpi. I diversi “turn” emersi nelle scienze umane, dal cultural al visual, dallo spatial al material turn, hanno trasformato il modo di leggere le esperienze educative, valorizzando fonti prima marginali: fotografie, quaderni, oggetti didattici, archivi privati, testimonianze orali, materiali digitali.

Parallelamente, si sono sviluppati nuovi filoni: la storia delle emozioni, delle donne e delle professioni educative; la storia transnazionale, che indaga circolazioni e trasferimenti pedagogici; le prospettive decoloniali, che decentrano lo sguardo e includono storie educative non occidentali. Anche la public history dell’educazione sta assumendo un ruolo crescente, mostrando come la memoria scolastica contribuisca alla costruzione dell’immaginario collettivo. Questa evoluzione ha portato a ripensare metodi e fonti, richiedendo approcci interdisciplinari capaci di combinare documenti scritti, materiali visivi, oggetti, dati digitali e narrazioni biografiche. Al centro rimane l’idea che la storia dell’educazione non sia solo ricostruzione del passato scolastico, ma uno strumento critico per comprendere come le società costruiscono, trasmettono e ricordano la propria cultura educativa.

Nel corso del terzo intervento, la Prof.ssa Antonella Lotti (Università di Foggia) si è interrogata a proposito del Faculty Development, che negli ultimi decenni è diventato una componente strategica dell’università contemporanea. Nato negli anni Sessanta negli Stati Uniti, inizialmente come supporto informale ai docenti, si è progressivamente trasformato in un ambito strutturato, dotato di centri dedicati, reti internazionali e una solida base di ricerca. Oggi il FD comprende un insieme articolato di attività – workshop, programmi longitudinali, peer observation, comunità di pratica – pensate per migliorare la qualità dell’insegnamento e sostenere lo sviluppo professionale dei docenti.

La spinta europea verso la “parità strategica” tra didattica e ricerca ha accelerato questo processo: documenti come il Yerevan Communiqué e le raccomandazioni dell’EUA chiedono agli atenei di investire risorse, certificare la formazione pedagogica e riconoscere l’eccellenza didattica. In Italia, la crescita dei Teaching and Learning Center e le linee guida ANVUR mostrano un sistema in rapido consolidamento, impegnato a definire competenze, modelli formativi e criteri di valutazione.

La ricerca internazionale evidenzia che le iniziative di FD più efficaci combinano progettazione basata su evidenze, apprendimento esperienziale, feedback, riflessione e costruzione di comunità professionali. Allo stesso tempo, l’innovazione didattica si intreccia con sfide emergenti: l’uso dell’intelligenza artificiale, la diffusione di metodologie attive come TBL e PBL, la necessità di architetture didattiche flessibili e di un approccio disciplinare alle signature pedagogies.

Nel complesso, il Faculty Development si configura come un dispositivo essenziale per migliorare l’apprendimento degli studenti, sostenere il benessere dei docenti e promuovere una cultura universitaria capace di innovare in modo responsabile e condiviso.

Per la Prof.ssa Daniela Robasto (Università di Torino), la docimologia contemporanea sta ampliando il proprio raggio d’azione: non si occupa più soltanto di misurare l’apprendimento degli studenti, ma guarda al funzionamento complessivo dei sistemi formativi. In un contesto caratterizzato da bassi livelli di istruzione terziaria, partecipazione limitata al lifelong learning e carriere lavorative sempre più non lineari, la valutazione diventa uno strumento strategico per garantire il diritto all’apprendimento permanente. La ricerca mostra però che i sistemi di qualità accumulano modelli e procedure spesso non allineati agli scopi reali, ancora troppo centrati su esiti lineari e poco sensibili alla complessità dei percorsi di vita. Per questo si stanno affermando approcci che considerano l’intero ecosistema educativo: persone, processi e finalità devono essere coerenti, e la validità non riguarda più solo gli strumenti, ma l’intera catena che collega dati, interpretazioni e decisioni.

L’autovalutazione di sistema può diventare un motore di miglioramento solo se supera la logica della “conformità addestrata” e produce rappresentazioni credibili del funzionamento delle istituzioni. Quando invece è usata come adempimento o come difesa rispetto ai dispositivi di accreditamento, perde la sua funzione formativa. La sfida è costruire processi valutativi capaci di sostenere flessibilità, interoperabilità degli apprendimenti e riconoscimento dei percorsi non formali, ancora poco rilevati e valorizzati.

In questa prospettiva, la docimologia contribuisce a ripensare l’accountability come pratica dialogica e orientata al miglioramento, capace di far apprendere non solo studenti e docenti, ma l’intero sistema educativo.

Infine, in collegamento dal Regno Unito, la Prof.ssa Kate Borthwick (University of Southampton) ha raccontato l’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa dal suo peculiare punto di vista accademico, che ha trasformato in profondità l’insegnamento delle lingue, aprendo possibilità inedite ma anche nuove criticità. Gli studenti la usano ormai in modo massiccio per comprendere concetti, riorganizzare idee, esercitarsi nella conversazione e ottenere feedback immediato; allo stesso tempo, emergono timori legati alla dipendenza cognitiva, alla perdita di abilità critiche e al rischio di isolamento. Per la didattica linguistica, l’AI rappresenta un vero “game changer”: è capace di produrre testi coerenti, dialogare in tempo reale, generare risorse personalizzate e sostenere l’apprendimento in molte lingue, incluse quelle minoritarie. Tuttavia, porta con sé limiti strutturali – bias, “allucinazioni”, omologazione linguistica – che richiedono un uso consapevole e guidato.

Per questo si parla sempre più di AI literacy: la capacità di integrare l’AI in modo critico, etico e creativo, riconoscendo i punti di forza della tecnologia ma anche il valore insostituibile delle competenze umane – contestualizzazione, sensibilità culturale, empatia, pensiero complesso. Nella pratica didattica, ciò significa trasparenza, discussione aperta, criteri chiari sull’uso dell’AI negli elaborati e attività che invitino gli studenti a progettare, valutare e riflettere insieme alla macchina. L’obiettivo non è sostituire l’insegnante, ma potenziare l’apprendimento: un modello “centauro”, in cui umano e AI collaborano mantenendo ruoli distinti, o “cyborg”, in cui le due dimensioni si intrecciano creativamente. In ogni caso, la sfida è ricordare che l’AI può ampliare l’immaginazione, ma è la relazione educativa a darle senso.

Al termine di questi densi interventi, vere e proprie lectio magistralis, il Prof. Raviolo ha concluso mettendo in luce molti plessi trasversali e temi in comune, dall’attenzione alle tecnologie al loro impatto socio-educativo, l’uso dei dati e della valutazione, la necessità di intercettare il cambiamento per “abilitare” una fertile messa in comune del dialogo euristico, della riflessione scientifica, della progettazione pedagogica e della collaborazione fattiva, per la crescita del dibattito pedagogico interno ed esterno, più inclusivo e meno divisivo.

Il Prof. Leonardo Menegola al convegno nazionale “Paure, Sogni, Meraviglia”: un’occasione di dialogo tra pedagogia, antropologia e neuroscienze

Il 9 e 10 maggio 2026 il borgo di Suvereto (Livorno) ha ospitato il convegno nazionale “Paure, Sogni, Meraviglia”, promosso dall’Ente Culturale Puccini Suvereto con il patrocinio del Ministero della Cultura – Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali e dell’Associazione Hikikomori Italia. Un appuntamento dedicato alle forme contemporanee dell’esperienza emotiva e creativa, osservate attraverso le lenti dell’educazione, della cultura e delle scienze umane.

Tra i protagonisti della due-giorni anche Leonardo Menegola, docente eCampus e membro del Centro di Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI), invitato come keynote speaker e conduttore di un seminario laboratoriale. L’intervento di apertura ha affrontato un tema di grande attualità: “Le emozioni, la creatività, l’improvvisazione e il suono dell’essere: pedagogia, antropologia e neuroscienze”. Un contributo che intreccia prospettive disciplinari diverse per esplorare come i processi educativi possano accogliere e trasformare le dimensioni più profonde dell’esperienza umana.

Nel corso del convegno, il Prof. Menegola ha guidato inoltre il seminario-laboratorio “Antropologia dell’Improvvisazione. L’arte che trasforma, oltre il confine della performance”, un percorso immersivo dedicato a comprendere l’improvvisazione come pratica culturale, formativa e trasformativa, capace di generare consapevolezza e nuove forme di relazione.

La partecipazione a questo evento ha rappresentato un’occasione significativa per valorizzare il lavoro di ricerca e formazione, oltre che un contributo concreto alla diffusione di pratiche educative attente alla complessità dell’esperienza emotiva e creativa.

Pubblicato il contributo di Farnaz Farahi sul dissenso come pratica formativa nel contesto iraniano

Farnaz Farahi, docente eCampus e membro del Centro di Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI), ha recentemente offerto il suo contributo scientifico attraverso un saggio, dal titolo “Il dissenso come atto pedagogico: il caso delle donne iraniane”, all’interno del volume Educabilità, creatività, responsabilità, etica. Per una pedagogia controcorrente, a cura di Sara Bornatici, Giancarlo Gola, Daniele Morselli, Alberto Parola, pubblicato nella collana EduVersi per Pensa MultiMedia.

Il saggio si interroga sul dissenso come pratica pedagogica trasformativa, capace di mettere in discussione i saperi egemonici e di aprire spazi di pensiero critico, dialogo e riconoscimento dell’alterità. In questa prospettiva, il caso delle donne iraniane viene assunto come esperienza emblematica di resistenza culturale e di potenziale rigenerazione educativa. Il loro gesto dissenziente, maturato in un contesto politico-religioso fortemente coercitivo, assume un significato che supera la mera opposizione, configurandosi come atto pedagogico che educa alla consapevolezza, al coraggio e alla possibilità di trasformare il proprio contesto di appartenenza. Il contributo evidenzia così come il dissenso, quando sostenuto da condizioni sociali, culturali e istituzionali adeguate, possa diventare una risorsa per promuovere pratiche educative orientate alla libertà, alla democrazia e all’interculturalità.

Il volume è edito da Pensa MultiMedia a seguito della summer school 2025 della Società di Ricerca Educativa e Formativa (SIREF) ed è consultabile al link: https://www.pensamultimedia.it/libro/9791255684640

Corpo, algoritmi e inclusione per leggere la scuola che cambia

I professori Daniela Maggi e Antonio Balestra, docenti eCampus e membri del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI), hanno recentemente pubblicato due articoli che affrontano, da prospettive complementari, alcune trasformazioni centrali della scuola contemporanea. L’articolo di Daniela Maggi, Gesture, Matter and Media in Learning: an EcologicalEmbodied Approach, analizza l’apprendimento come processo che emerge dall’interazione tra gesti, materiali e media. Il lavoro si colloca nella prospettiva enattiva ed ecologica, in cui il corpo è parte integrante della costruzione di significato.  L’articolo di Antonio Balestra, Beyond moral panic: the algorithmic self at the intersection of UDL, instructional automation, and agency in the postdigital era, esamina la condizione post‑digitale, caratterizzata da piattaforme e sistemi che influenzano criteri di valutazione e forme di riconoscimento.

Gli articoli sono pubblicati nel nuovo numero della rivista Journal of Inclusive Methodology and Technology in Learning and Teaching e sono frutto del convegno Ubiq, “Pedagogie della Co-evoluzione: Educare nella Rete Uomo-Ambiente-Tecnologia – La cognizione non è nel cervello”, promosso dall’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. E sono consultabili al link: https://inclusiveteaching.it/index.php/inclusiveteaching/issue/view/19 

Contributi CREDDI per la Scuola futura: riflessioni su sostenibilità, intercultura e competenza digitale nelle Indicazioni Nazionali 2025

È disponibile il nuovo numero della Rivista della SIPeGeS Cultura pedagogica e scenari educativi, V. 3 N. 2, dedicato al dossier Scuola futura. Indicazioni Nazionali 2025: scenari pedagogici, interrogativi e prospettive; il fascicolo ospita, tra gli altri, tre contributi firmati da docenti eCampus e membri del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI). Il prof. Cristian Righettini propone una riflessione sulla pedagogia dell’ambiente e sulla necessità di ripensare i “paesaggi educativi” come contesti di apprendimento sostenibile, sottolineando il valore dell’esperienza diretta e il ruolo dell’insegnante come mediatore culturale-ambientale; la prof.ssa Farnaz Farahi offre una lettura critica delle Nuove Indicazioni 2025 dal punto di vista dell’intercultura, ricostruendo l’evoluzione normativa e accademica per evidenziare l’importanza di mantenere l’inclusività come principio educativo fondamentale; la prof.ssa Elisa Zane affronta la questione della Generazione Alpha e della competenza digitale, proponendo di considerare la competenza digitale non solo come abilità tecnica ma come responsabilità epistemica ed etico-sociale, con implicazioni per accessibilità e giustizia sociale. Il numero raccoglie contributi di membri CREDDI che offrono analisi e proposte sulle implicazioni pedagogiche delle Indicazioni Nazionali 2025, utili per riflettere sulle pratiche scolastiche verso sostenibilità, intercultura e responsabilità digitale.
Cliccando qui potete consultare la rivista.

Educazione finanziaria e benessere: intervento delle prof.sse Simone e Maggi al Kick Off S.P.R.I.N.T

Le professoresse Maria Grazia Simone e Daniela Maggi, entrambe docenti eCampus e membri del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI), hanno partecipato al Kick Off Meeting per il Progetto S.P.R.I.N.T. (Strategie Integrate contro le dipendenze e il disagio universitario), di cui è referente la prof.ssa Venusia Covelli. Il progetto è stato presentato il 26 febbraio 2026, presso la sede eCampus di Roma, durante l’incontro sono state presentate delle strategie integrate per contrastare le dipendenze (anche da gioco d’azzardo) e il disagio psicologico nel contesto universitario. L’evento ha esplorato diverse dimensioni del benessere studentesco, dai protocolli di ricerca agli interventi pratici di supporto psicologico, educativo e sportivo. In questo quadro multidisciplinare, un rilievo particolare è stato dato al legame tra educazione finanziaria e benessere. Nello specifico, le professoresse Simone e Maggi sono intervenute approfondendo come la gestione consapevole delle risorse economiche rappresenti una competenza fondamentale per prevenire situazioni di stress e precarietà che spesso alimentano il disagio accademico minacciando la salute mentale e la resilienza degli studenti universitari.

Convegno CREDDI “Percorsi di ricerca pedagogica nei contesti educativi”. Università eCampus, 27–28 aprile 2026

Si svolgerà il 27 e 28 aprile 2026, presso la sede dell’Università eCampus di Novedrate, la seconda edizione del convegno “Percorsi di ricerca pedagogica nei contesti educativi, promosso dal Centro di Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI) in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali.

Prima giornata – 27 aprile

I lavori si apriranno alle 14.15 con il saluto della prof.ssa Maria Lucrezia Sanfilippo. Seguirà la sessione dedicata ai gruppi di lavoro CREDDI, impegnati nel coordinamento delle linee di ricerca del Centro e nella presentazione dei risultati.

Nel pomeriggio sono previsti due interventi di inquadramento: il prof. Roberto Trinchero (Università di Torino) con una riflessione su “La teoria alla prova della ricerca: tra riflessione e apertura alla dimensione internazionale” e il prof. Enrico Landoni (Università eCampus) su “Ripensare la didattica della storia nel contesto educativo contemporaneo”.

Come riportato nel programma, il prof. Trinchero interverrà dalle 17.45 alle 18.15 e il prof. Landoni dalle 18.15 alle 18.45.

Seconda giornata – 28 aprile

La sessione del 28 aprile si aprirà alle 9.30 con i saluti istituzionali del Rettore Enzo Siviero, del Direttore DiSUS Enrico Landoni e del Direttore CREDDI Paolo Raviolo.

La mattinata proseguirà con una serie di contributi dedicati alle principali traiettorie della ricerca pedagogica contemporanea:

prof. Luca Agostinetto (Università di Padova): “Traiettorie di ricerca in pedagogia generale e sociale. Prospettive nazionali e internazionali” (ore 10.00)

prof.ssa Simonetta Polenghi (Università Cattolica di Milano): “La storiografia educativa nazionale e internazionale: nuove piste di ricerca” (ore 10.30)

prof.ssa Antonella Lotti (Università di Foggia): “Faculty Development e innovazione didattica: qualità dell’insegnamento universitario e sviluppi della ricerca” (ore 11.00)

Dopo la pausa (11.30–11.45), la sessione riprenderà con:

prof.ssa Daniela Robasto (Università di Torino): “La ricerca docimologica oggi: tra valutazione degli apprendimenti e miglioramento dei sistemi educativi” (ore 11.45)

prof.ssa Kate Borthwick (University of Southampton): “AI and Language teaching: meeting challenges and opportunities” (ore 12.15)

La conclusione dei lavori (12.45–13.15) sarà affidata al prof. Paolo Raviolo.

Pedagogia, lavoro e intelligenza artificiale: membri CREDDI al convegno Pedagogia e Terza Missione

Il 26 marzo 2026 al Museo Innovazione OLIVETTI di Ivrea si è svolto il seminario ” Pedagogia e Terza Missione: la sfida dell’innovazione. La Pedagogia nell’economia e nella democrazia dell’intelligenza artificiale” tra i relatori sono intervenuti Serena Mazzoli, Marco Rondonotti, Elisa Zane e Cristian Righettini docenti eCampus e membri del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI).

I proff. Mazzoli e Rondonotti hanno partecipato con un contributo dal titolo “Riflessione pedagogica, lavoro, intelligenza artificiale generativa. Il caso emblematico del progetto TEACH-AI”.

I proff. Zane e Righettini hanno presentato invece un intervento dal titolo “Formare le nuove generazioni tra competenze critiche e creatività digitale. Pratiche educative locali: un’esperienza di aggregazione giovanile”.

Gli interventi hanno evidenziato temi relativi a pedagogia, lavoro e intelligenza artificiale generativa, con esempi pratici e riflessioni teoriche rappresentando un’occasione di dialogo accademico fra realtà accademiche e territoriali differenti.

Ricerca e innovazione educativa: il Visiting della Prof.ssa Farahi e il seminario sull’Intelligenza Artificiale

Dal 28 febbraio al 31 marzo 2026 la Prof.ssa Farnaz Farahi, docente eCampus e membro del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI), ha svolto un periodo di Visiting Academic presso il Department of Languages, Cultures and Linguistics della University of Southampton (UK). Il soggiorno è stato dedicato ad attività di ricerca e collaborazione scientifica sull’Intelligenza Artificiale nei contesti educativi e formativi, con particolare attenzione alle dimensioni interculturali e inclusive.

All’interno del programma del Visiting si è svolto, il 4 marzo 2026, il seminario internazionale “Integrare le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale nell’istruzione superiore”, promosso dal Centro di Linguistica, Didattica delle Lingue e Ricerca sull’Acquisizione della University of Southampton. L’incontro ha visto gli interventi del Prof. Paolo Raviolo e del Prof. Marco Rondonotti (anch’essi membri CREDDI), che hanno approfondito l’uso dell’AI nella didattica universitaria, le strategie per garantire equità e accessibilità nell’adozione delle tecnologie digitali e i modelli di innovazione pedagogica orientati a una prospettiva interculturale. 

L’esperienza rafforza l’impegno dell’Ateneo nella promozione della ricerca internazionale in ambito pedagogico e digitale.

Religiosità e orizzonti di senso. Verso una pedagogia delle religioni, il nuovo volume a cura di Giorgia Pinelli

Per i tipi di FrancoAngeli è uscito il volume Religiosità e orizzonti di senso. Verso una pedagogia delle religioni, FrancoAngeli, Milano 2025, a cura di M. Caputo e G. Pinelli. Oltre che come co-curatrice, Giorgia Pinelli, docente eCampus e membro del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI), partecipa al volume con due contributi a sua firma. Il volume rientra nella collana “L’esperienza religiosa. Incontri multidisciplinari”. e nasce da un incontro fra diverse identità scientifiche, a partire da un comune interesse per il nesso strutturale tra esperienza religiosa e conferimento di senso alla realtà. La profondità ed ampiezza del tema motiva la presenza di contributi di diversa consistenza, ma anche di un approccio originale. L’orizzonte di senso è segnato strutturalmente dall’esperienza religiosa e dal suo “essere in divenire”. In tale prospettiva, gli Autori coinvolti tentano di fondare le linee di una “pedagogia dell’esperienza religiosa”, o, se vogliamo, di una “pedagogia delle religioni”, mantenendo uno sguardo pluriprospettico e aperto ai dinamismi multi/interculturali della contemporaneità. 

Link volume open access:  Religiosità e orizzonti di senso. Verso una pedagogia delle religioni | FrancoAngeli Series – Open Access