Si è tenuto il 2 luglio 2026, negli spazi del Firenze Welcome Center, l’incontro dal titolo L’Intelligenza Artificiale nel lavoro socioeducativo. L’appuntamento, promosso dal Consorzio Nazionale CGM, da CO&SO edal CREDDI – Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione Sociale, ha riunito studiosi e professionisti del settore educativo e sociale per una mattinata di confronto dedicata alle trasformazioni introdotte dall’AI nelle pratiche quotidiane degli operatori.
Il buon numero di partecipanti, in presenza e online, ha rivelato un interesse diffuso, inizialmente attraverso i saluti istituzionali e l’introduzione affidata a Paolo Raviolo, direttore del CREDDI, e Giusi Biagi, presidente del Consorzio CGM. La mattinata è stata coordinata da Flaviano Zandonai, Open Innovation Manager di CGM, che ha guidato il ritmo degli interventi e la cornice interpretativa dell’incontro. Il Prof. Raviolo ha presentato una cornice concettuale in merito agli obiettivi e alle strategie di sviluppo della ricerca TEACH‑AI, delineandola come una delle iniziative più significative avviate dal CREDDI: il progetto infatti ha indagato la percezione, la conoscenza e l’uso dell’intelligenza artificiale generativa nei servizi socio‑educativi e scolastici italiani, sottolineando la natura comunitaria e co‑partecipata del progetto, sviluppato insieme agli attori del settore, come il Consorzio CGM, e orientato a individuare gli aspetti chiave per un uso consapevole e funzionale dell’AI nei contesti educativi e sociali. Le sue parole hanno evidenziato anche la forte attività di divulgazione: «La ricerca è stata presentata in 12 convegni nazionali e internazionali ed è stata oggetto di 15 pubblicazioni», un dato che ha mostrato l’ampiezza dell’interesse scientifico e professionale generato dal progetto. Infine, è stata richiamata l’attenzione sugli obiettivi strategici di TEACH‑AI: elaborare un quadro di riferimento per la trasformazione digitale del settore, evidenziare opportunità e criticità, co‑progettare competenze e politiche con le organizzazioni del territorio, e garantire un’integrazione etica e sostenibile dell’AI, sempre nel rispetto delle relazioni umane e delle responsabilità educative.

Il programma è proseguito con una prima sessione dedicata ai risultati del progetto TEACH-AI, presentati da Marco Rondonotti e Federica Emanuel (CREDDI), Marco Rondonotti e Federica Emanuel hanno presentato i risultati della ricerca, illustrando come il progetto abbia studiato in profondità il rapporto tra intelligenza artificiale e lavoro socio‑educativo: i due ricercatori hanno descritto le principali dimensioni indagate, spiegando che il questionario ha esplorato affordance‑in‑practice, capability, sentiment, conoscenza, utilizzo e orientamento futuro, così come la formazione sull’AI sia risultata ancora limitata. Una parte centrale dell’intervento ha riguardato la cluster analysis, che ha identificato quattro profili di utenti nei confronti dell’AI: adattivi, oppositivi, ricettivi, indifferenti. I ricercatori hanno spiegato che questi cluster hanno permesso di comprendere come i professionisti “vivano” la relazione con l’AI, tra aperture, resistenze, timori e potenzialità. Infine, Rondonotti ed Emanuel hanno presentato gli indici di crescita potenziale e di agentività, mettendo a confronto CGM e altri contesti ed esplicitando come la formazione, i ruoli professionali e le caratteristiche dei servizi influenzino la capacità degli operatori di integrare l’AI nel lavoro quotidiano.

Michele Marangi e Matteo Adamoli (CREDDI) hanno illustrato le prossime fasi della ricerca TEACH‑AI, concentrandosi in particolare sui percorsi di formazione e sulle sperimentazioni che il progetto ha previsto nei contesti socio‑educativi. L’AI può rappresentare uno strumento strategico per migliorare l’efficienza amministrativa, potenziare la comunicazione interna ed esterna, supportare la co‑progettazione e il monitoraggio degli interventi, rafforzare la formazione del personale e arricchire le pratiche educative rivolte ai beneficiari. Hanno poi ripreso le tre dimensioni chiave del modello TEACH‑AI – affordance‑in‑practice, capability/deprivation, sentiment – e hanno mostrato come queste abbiano guidato la costruzione di strumenti e indicatori utili a leggere l’integrazione dell’AI nei contesti di lavoro. Nella parte finale, hanno delineato le prospettive future della ricerca, indicando tre direzioni principali: la co‑progettazione di strategie e policy con gli enti coinvolti, la gestione quotidiana dell’AI nei servizi socio‑educativi, e la promozione dell’AI literacy nel Terzo Settore, introducendo inoltre il concetto di AI riflessiva, descrivendo l’AI come «strumento di auto‑osservazione» capace di restituire dati utili alla progettazione interna, alla sostenibilità organizzativa e alla valutazione degli esiti educativi.

Dopo la pausa, la riflessione si è spostata sul tema dell’IA al servizio della persona, grazie ai contributi di Farnaz Farahi e Serena Mazzoli (CREDDI), che hanno portato al centro della mattinata una riflessione profondamente pedagogica sul rapporto tra intelligenza artificiale e persona, le due relatrici hanno spostato l’attenzione dalla performance tecnologica alla qualità dell’esperienza educativa, illustrando come la pedagogia abbia ridefinito la domanda, contrapponendo la logica della tecnologia – prestazione, efficienza, automazione – ai fini propri dell’educazione: crescita, autonomia, responsabilità, significato, relazione. Hanno richiamato Kant per ribadire che «è educativo ciò che accresce l’autonomia della persona», e hanno suggerito di considerare anche le capacità che l’AI non può sostituire: scegliere, formulare giudizi, decidere, riflettere, assumersi responsabilità, interpretare. Una parte centrale dell’intervento ha riguardato i rischi educativi legati all’uso non critico dell’AI: riduzione degli spazi di scelta e riflessione, delega, dipendenza. Le relatrici hanno affermato con chiarezza: «Quando l’AI sostituisce il pensiero, impoverisce l’esperienza educativa», proponendo quindi una visione dell’AI come supporto, non come sostituzione: l’AI genera possibilità, la persona attribuisce senso e significato. La mattinata è poi culminata in una tavola rotonda che ha riunito voci provenienti da enti di ricerca, cooperative sociali e reti nazionali del terzo settore, creando uno spazio di confronto vivo e plurale sulle implicazioni dell’intelligenza artificiale nel lavoro socio‑educativo. L’incontro si è concluso con un dibattito aperto, ricco di domande, osservazioni e riflessioni, che ha permesso di far emergere tanto le potenzialità quanto le questioni ancora aperte. In questa cornice, la prospettiva pedagogica ha orientato la discussione verso il futuro, indicando la necessità di proseguire con nuove ricerche, ulteriori sperimentazioni territoriali e percorsi condivisi di formazione e governance, affinché l’AI possa davvero contribuire a rafforzare la qualità dei servizi e delle relazioni educative.


