Nuovi media, nuove competenze. Il contributo del CREDDI nel volume New literacies

È recentemente uscito, per i tipi di Scholé, il volume collettaneo “New literacies. Nuovi linguaggi, nuove competenze”, a cura di Anna Dipace e Paolo Raviolo, docente eCampus e Direttore del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI). Dopo aver acquisito le competenze fondamentali legate alla scrittura, diventa necessario aprire lo sguardo verso forme di alfabetizzazione più complesse, quelle che oggi chiamiamo new literacies o alfabetizzazioni digitali. Non si tratta di un’aggiunta opzionale, ma di un passaggio ormai imprescindibile per abitare consapevolmente gli ambienti culturali e comunicativi contemporanei. Tuttavia, questo passaggio richiede la capacità di attraversare e superare una serie di timori profondi, quasi sedimentati nella memoria culturale dell’Occidente: paure che emergono ogni volta che un nuovo medium si affaccia sulla scena. È un movimento ricorrente, che risale ben oltre Platone e le sue diffidenze verso la scrittura, fino alle prime trasformazioni che hanno ridefinito il rapporto tra parola, memoria e conoscenza.

In questo senso, l’analisi delle new literacies non è solo un esercizio teorico, ma un dispositivo critico che permette di prendere distanza dai fantasmi distopici che i media contemporanei evocano con crescente frequenza. L’immaginario pubblico tende spesso a rappresentare le tecnologie emergenti come minacce, acceleratori di decadimento cognitivo o strumenti di alienazione. Guardare alle alfabetizzazioni digitali con uno sguardo più lucido significa invece riconoscere che ogni tecnologia porta con sé non solo rischi, ma anche possibilità: nuove forme di partecipazione, nuove modalità di costruzione del sapere, nuove occasioni per ripensare l’apprendimento. Da questa prospettiva, le tecnologie non vanno considerate come entità esterne e destabilizzanti, ma come strumenti che, se compresi e integrati criticamente, possono ampliare le pratiche educative. In aula, infatti, possono diventare leve per attivare processi di ricerca, per sostenere la collaborazione tra pari, per rendere visibili i percorsi di pensiero, per costruire ambienti di apprendimento più inclusivi e più aderenti alle forme di comunicazione che gli studenti già abitano nella loro vita quotidiana. Le new literacies, dunque, rappresentano ben più di un semplice aggiornamento tecnico, piuttosto un cambiamento culturale che invita a ripensare il ruolo della scuola, degli insegnanti e degli stessi studenti all’interno di un ecosistema comunicativo in continua trasformazione.

Il volume, che racchiude numerosi interventi, ospita anche contributi di Matteo Adamoli, Angelo Basta, Ilaria Terrenghi, docenti eCampus e membri del CREDDI.