La numeracy non è un insieme di abilità tecniche da introdurre quando il bambino “è pronto”, né un capitolo da aprire solo all’ingresso nella scuola primaria. È, piuttosto, una forma di familiarità con il mondo, un modo di leggerlo e di abitarlo, che prende forma molto prima di quanto siamo abituati a pensare, come descritto da Susanna Piacenza, docente eCampus e membro del Centro Ricerca Educazione Didattica Digitale Innovazione sociale (CREDDI), insieme al Prof. Roberto Trinchero, in un recente saggio all’interno della curatela “Didattica inclusiva e matematica in movimento. Evidenze dal progetto ABMOVE!”, a cura di Sorrentino, Di Martino, Bellacicco (Pensa MultiMedia, 2026).
La ricerca internazionale mostra con chiarezza che le competenze numeriche sviluppate tra 1 e 5 anni sono tra i più forti predittori del successo matematico futuro. Non si tratta solo di saper contare, ma di riconoscere quantità, distinguere insiemi, cogliere differenze, ordinare, raggruppare, stimare. Sono abilità che emergono spontaneamente, radicate in una competenza numerica innata che permette ai bambini, già a pochi mesi, di distinguere insiemi diversi e di percepire variazioni nella quantità. Questa base biologica, tuttavia, non si sviluppa da sola: ha bisogno di un ambiente ricco, di interazioni significative, di adulti che sappiano trasformare le intuizioni dei bambini in occasioni di pensiero. È proprio l’adulto, infatti, a fare la differenza. Non attraverso spiegazioni astratte, ma attraverso il gioco, la narrazione, la condivisione di esperienze quotidiane. Una semplice manipolazione di oggetti può diventare un’occasione per dare nome alle quantità, per osservare trasformazioni, per collegare ciò che il bambino vede a ciò che può immaginare.
L’approccio enattivo‑iconico‑simbolico descritto dagli autori mostra come ogni concetto matematico possa essere attraversato in più forme: come azione, come immagine, come numero. È un percorso che rispetta lo sviluppo del bambino e che permette di costruire connessioni durature tra ciò che si fa, ciò che si vede e ciò che si dice. In questo processo, la ripetizione non è un limite, ma una risorsa. Ciò che per l’adulto può sembrare monotono, per il bambino è rassicurante: è attraverso la reiterazione di sequenze, pattern, gesti e situazioni che emergono le invarianti, e con esse la possibilità di astrarre.
In definitiva, costruire la numeracy significa offrire ai bambini strumenti per pensare, per interpretare ciò che accade, per prendere decisioni informate. Significa restituire alla matematica la sua natura originaria: un linguaggio umano, radicato nella vita, capace di generare comprensione e possibilità. È un investimento che non riguarda solo il futuro scolastico, ma la capacità di orientarsi nel mondo, di leggerlo con occhi più attenti, di agire con maggiore consapevolezza.